Frutti del sottobosco
I mirtilli, le more, i lamponi e le fragole sono prodotti spontanei della Montagna. Hanno un sapore molto zuccherino e un aroma intenso, vanigliato. Sono teneri e particolarmente succosi, si utilizzano per la preparazione di marmellate, gelatine e per guarnire dolci alla crema.
I frutti del sottobosco (more, lamponi, mirtilli, fragole) hanno particolari proprietà curative e lenitive, per questo sono usati anche per infusi o tisane. Il mirtillo è noto per la proprietà di migliorare le capacità visive e la circolazione e come disintossicante per l'intestino.
Si tratta di prodotti stagionali, la loro presenza è molto legata agli eventi metereologici, soprattutto alle gelate.
IL PIURO
Il mirtillo nero, detto piuro, è un prodotto spontaneo raccolto dai cosiddetti "piurai" locali mediante un particolare "pettine" e riposto in apposite ceste dette "gerle".
Il mirtillo caratterizza il sottobosco delle foreste di alta quota a suolo acido della Montagna e soprattutto domina le brughiere extrasilvatiche, al di sopra della vegetazione boschiva, (oltre i 1300 mt slm). Rappresenta da sempre un’importante risorsa della Montagna per l’abbondanza della produttività, per la qualità del prodotto, conosciuto e apprezzato in tutta Italia e per la duttilità del suo impiego. Infatti, oltre alla consumazione del prodotto fresco, con le bacche si preparano marmellate prodotte in maniera tradizionale con i frutti cotti e aggiunta di zucchero, e ancora sciroppi preparati in soluzioni acquose con zucchero e aggiunta di succo di mirtillo nero, puro succo di mirtillo, frutta sciroppata, grappe aromatizzate al mirtillo e il mirtillino, un liquore a base di grappa con succo e frutti di mirtillo nero.
Il mirtillo era considerato curativo per gli occhi e la circolazione, disintossicante per l'intestino.
Dormiente
Il dormiente, detto anche dormiglione o marzuolo, (Hygrophorus marzuolus) si caratterizza per il cappello di colore variabile dal bianco grigiastro al grigio brunastro, per le lamelle che sono bianco-grigio, spaziate, di consistenza burrosa e un po’ decorrenti. Il dormiente è una specie spontanea dalle limitate quantità di raccolta. Le caratteristiche organolettiche del fungo, come la delicatezza e il gradevole profumo della carne, sono esaltate nel prodotto fresco.
Molti ristoranti o agriturismi inseriscono questo fungo nel menù come ingrediente per alcune delle portate che vengono proposte ai clienti.
La Castagna
Parte della cucina povera la castagna da sempre è il simbolo delle Montagne.
Nutrienti e sostanziose, sono state per secoli una risorsa insostituibile per i contadini che le chiamavano "pane d'albero", e le consumavano bollite, arrostite e persino ridotte in farina. Gustose e preziose, le castagne erano considerata anche un oggetto di scambio con prodotti quali il grano e il granoturco e, la loro scorza era un ottimo combustibile.
Farina di Castagne
La farina di castagne ha colore nocciola chiaro, sapore dolce e intenso aroma di castagne tostate.
Una volta raccolte, le castagne vengono portate nel metato per l’essiccazione. Il metato è un edificio con pareti e tetto di lastre di pietra, diviso al suo interno in due livelli da un solaio, chiamato "graticcio", di legno di castagno sul quale vengono stivate le castagne fresche. Al centro della stanza al piano terra viene acceso e alimentato costantemente per 40 giorni un fuoco di legna i cui fumi e calore passano attraverso il graticcio e lo strato di castagne. È fondamentale che la temperatura rimanga costante poiché un calore troppo elevato accelera l’essiccazione delle castagne, con conseguente ottenimento di farina di scarsa qualità. Una volta essiccate, le castagne vengono stese sull’aia e battute con bastoni di legno per eliminare la buccia, quindi raccolte in sacchi e portate al mulino dove vengono macinate con macine in pietra. Dopo essere stata ritirata dal mulino la farina viene vagliata e stivata pressandola manualmente in contenitori di legno.
La provenienza esclusivamente locale delle castagne e la tradizionale tecnica di essiccazione nei metati conferiscono alla farina di castagne pistoiese un sapore particolare, mentre la conservazione in contenitori di legno consente un più duraturo mantenimento delle caratteristiche organolettiche. Anche la particolare manualità e l’esperienza acquisita dai produttori nel tempo influiscono in maniera determinante sulla qualità del prodotto.
E’ possibile osservare la filiera della farina dolce di castagne in Val D’orsigna dove è stato ristrutturato un vecchio metato con molino per l’essiccatura e la macinatura. Il Molino di Giamba.
Il Museo di Rivoreta espone i tradizionali utensili adoperati dai castanicoltori, come ad esempio i testi per fare i "necci", che si realizzano con l’uso della farina di castagne. In molte delle manifestazioni locali o feste paesane dei mesi di ottobre e novembre sono sempre presenti prodotti tipici a base di farina di castagne (biscotti, necci, polenta).